Di cosa si tratta
Musei, archivi e biblioteche si trovano di fronte a domande sempre più urgenti sull’intelligenza artificiale: come mantenerla coerente con la propria missione istituzionale? Come evitare che diventi semplice spettacolarizzazione? Quali competenze servono per adottarla in modo davvero sostenibile?
Per contribuire a rispondere, abbiamo condotto insieme all’Università degli Studi di Torino l’AI Compass per il patrimonio culturale – un’indagine qualitativa basata su 17 interviste a professioniste e professionisti del settore e 6 analisi di casi studio di progetti AI-based, con l’obiettivo di produrre raccomandazioni concrete per le istituzioni culturali che vogliono adottare l’IA con visione strategica e responsabilità etica.
Il 5 maggio ne abbiamo discusso pubblicamente in un webinar gratuito, insieme alle autrici e agli autori della ricerca – Alessia Tripaldi (direttrice Formazione e Ricerca di Sineglossa), Simone Natale e Luca Befera (Università di Torino) – e ad alcune professioniste e professionisti del settore culturale provenienti da ambiti diversi: fondazioni private, musei, centri di ricerca. L’incontro è stato moderato da Federico Bomba, presidente di Sineglossa.
I temi discussi
L’incontro si è aperto con gli interventi di Simone Natale, che ha introdotto il contesto di ricerca, e Alessia Tripaldi, che ne ha presentato forma e contenuti, ponendo l’attenzione sull’eterogeneità territoriale e progettuale dei casi studio e i fili conduttori rintracciati nelle scelte e nelle dinamiche riguardanti l’adozione dell’IA:
La ragione più profonda che motiva questi interventi può essere riassunta in questa parola, che ricorre spesso nelle interviste, che è “democratizzazione del sapere” o democrazia della conoscenza, quindi un intento di aprire il patrimonio semplificando il linguaggio - e semplificare non vuol dire banalizzare, ma vuol dire cambiare la narrazione [...], l'esperienza di interazione da esperienza statica a dinamica [...], la volontà di stimolare curiosità, di rendere attiva la fruizione del patrimonio.
Alessia Tripaldi, autrice della ricerca "AI Compass per il patrimonio culturale"
In seguito, con Anna Maria Marras (Chair di AVICOM, ICOM International Committee for Audiovisual, New Technologies and Social Media) abbiamo messo al centro il tema dell’accessibilità – non solo dei contenuti, ma delle conoscenze necessarie per usare le nuove tecnologie in modo consapevole. Le istituzioni culturali, in virtù della loro missione sociale, non sono solo fruitrici di strumenti digitali: sono chiamate ad agire come mediatrici nell’uso di queste tecnologie con i propri pubblici.
Con Emanuela Totaro (Segretaria Generale, Fondazione Kainòn di Roma) abbiamo allargato la riflessione sul piano etico: non l’etica come vincolo, ma come insieme delle condizioni entro cui l’innovazione tecnologica rimane coerente con la missione culturale di un’organizzazione. In questo senso, documenti come l’AI Compass e la Carta di Benevento svolgono un ruolo orientativo concreto per il settore.
Luca Scoz e Carlo Maiolini (MUSE – Museo delle Scienze di Trento) hanno portato due esperienze complementari e per certi versi opposte adottate dal Museo delle Scienze di Trento. La prima è UranIA, l’assistente conversazionale sviluppato dal MUSE per offrire al pubblico una fonte di conoscenza diretta e specialistica sui reperti e i temi del museo – un’alternativa alle IA “commerciali”, creata e governata internamente. La seconda è un progetto più sperimentale, in arrivo in autunno con la mostra temporanea IO & AI – Prospettive di co-evoluzione fra intelligenza umana e artificiale: un chatbot che non è la voce ufficiale del museo, ma un agente deliberatamente più libero, capace di allucinare e di porre visitatrici e visitatori di fronte a un’interazione inaspettata. Due modalità diverse di stare con l’IA, che riflettono due domande diverse che un’istituzione può porsi.
Dal confronto con questɜ professionistɜ è emerso con chiarezza qualcosa che ritroviamo anche nel lavoro diretto che conduciamo con musei e archivi: la domanda più urgente non è se adottare l’IA, ma quali condizioni – organizzative, curatoriali, etiche – devono essere presenti affinché quell’adozione abbia senso e rimanga sostenibile nel tempo.
La parte finale dell’incontro ha dato spazio alle domande del pubblico, che ha portato sfide concrete: come governare l’IA quando si intreccia con processi ancora in corso come la digitalizzazione del patrimonio; come le istituzioni possono mantenere un dialogo costante con il mondo della ricerca; quali sono i limiti valoriali di un sistema generativo quando viene chiamato a incarnare prospettive storiche lontane dalla sensibilità contemporanea. Sul piano tecnico, sono emerse curiosità sull’architettura di UranIA, sui modelli di embedding utilizzati e sui dati di utilizzo da parte delle visitatrici e dei visitatori.
Scopri AI Compass
L’AI Compass per il patrimonio culturale è scaricabile gratuitamente. Contiene un’analisi approfondita del panorama italiano, le principali tensioni che le istituzioni culturali stanno vivendo nell’adozione dell’IA generativa, e un insieme di raccomandazioni operative per chi vuole muoversi con metodo.
Vuoi vedere come questo approccio si traduce in un percorso concreto con un museo? Leggi del lavoro che abbiamo condotto con il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano.
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Lavori con un museo, un archivio o una biblioteca?
La ricerca e il confronto del 5 maggio ci hanno confermato quello che osserviamo ogni giorno nel lavoro con le istituzioni culturali: adottare l’IA in modo consapevole richiede tempo, metodo e una riflessione che parte dai contenuti e dalle persone, non dalla tecnologia.
Se stai valutando se e come integrare strumenti di IA generativa nella tua istituzione – o vuoi semplicemente capire da dove cominciare – possiamo ragionarci insieme.