Perché questo cambiamento
Sineglossa nasce nel 2014 da una domanda: come può il lavoro di artistɜ e professionistɜ della cultura essere riconosciuto anche fuori dai luoghi dell’arte? Da allora quella domanda non è cambiata, ma sono cambiati i modi e i contesti in cui proviamo a darle risposta. Sono aumentate le persone con cui lavoriamo e i territori che attraversiamo, sono diventati più articolati i progetti che immaginiamo insieme ad artistɜ, ricercatorɜ, musei, università, imprese e pubbliche amministrazioni. Oggi Sineglossa ha sedi ad Ancona, Bologna, Torino e Milano, coordina progetti europei ed è partner di consorzi internazionali, accompagna organizzazioni culturali nell’uso dei dati e dell’intelligenza artificiale e continua a sperimentare, attraverso l’arte, nuovi modi di leggere il presente.
Leggi anche
Con il tempo ci siamo accorti che questa evoluzione faticava a restare dentro la forma – giuridica e visiva – che avevamo costruito negli anni.
La forma giuridica
La prima trasformazione ha riguardato la nostra forma organizzativa: Sineglossa è rimasta un’associazione senza scopo di lucro, ma si è qualificata come Impresa Sociale. Non cambiano la nostra natura non profit, la missione o le attività di interesse generale che realizziamo. Cambia invece la possibilità di sostenerle nel tempo. La forma precedente era stata adeguata a lungo, ma cominciava a limitare un’organizzazione che, accanto ai progetti finanziati, sviluppa sempre più servizi, percorsi formativi e consulenze per musei, università, imprese e pubbliche amministrazioni. La qualifica di Impresa Sociale ci permette di diversificare le entrate, partecipare a gare e rispondere a nuove richieste senza rinunciare alle opportunità di crescita, continuando a reinvestire ogni eventuale utile nelle attività culturali e di interesse generale. È una struttura più adatta alla Sineglossa di oggi: un centro di ricerca e produzione culturale cresciuto nelle persone, nei territori e nella complessità delle collaborazioni che costruisce.
Una rinnovata identità visiva
Parallelamente a questa evoluzione amministrativa, la seconda trasformazione ha riguardato l’aggiornamento dell’identità visiva. Quella precedente, che ci accompagnava dal 2017, era diventata negli anni uno degli elementi che più ci rendevano riconoscibili: per questo, non l’abbiamo ripensata da zero ma solo attualizzata, per renderla capace di rappresentare quello che siamo diventatɜ. Oggi dialoghiamo con musei, scuole, università, imprese, pubbliche amministrazioni, reti europee, artistɜ e ricercatorɜ. Ogni progetto sviluppa linguaggi, pubblici e modalità di comunicazione proprie. L’identità che avevamo faticava ad accogliere questa complessità.
Il restyling, progettato internamente, consiste in un sistema visivo flessibile e modulare. Nel nuovo logo, pittogramma e logotipo sono stati riequilibrati: condividono lo stesso spessore e alternano tratti appuntiti e raccordi arrotondati, costruendo un linguaggio comune tra il segno e il nome.
Anche i colori cambiano ruolo. Il viola resta il colore identitario di Sineglossa; il lime diventa un segnale che accompagna la navigazione, mette in evidenza i contenuti e guida l’interazione. Attorno a questi due elementi si sviluppa una palette di supporto che rende il sistema più leggibile, equilibrato e capace di lasciare spazio ai progetti, anziché sovrastarli.
Lo stesso principio guida la tipografia. Sagace, progettato dal type designer Alexandre Créquer, organizza e dà struttura ai contenuti. CSTM Xprmntl 02, sviluppato da CSTM Fonts, introduce una voce più sperimentale. Due caratteri diversi che riflettono una tensione presente da sempre nel lavoro di Sineglossa: quella tra rigore e sperimentazione, ricerca e contaminazione.
Lo sguardo di Francesca Tilio
Per accompagnare questa nuova fase abbiamo chiesto alla fotografa Francesca Tilio di realizzare un nuovo ritratto collettivo di Sineglossa. Ci siamo incontrati negli spazi di Loccioni, dove abbiamo trascorso una giornata tra conversazioni, lavoro e momenti condivisi. Prima ancora di fotografarci, Francesca ha osservato il modo in cui collaboriamo, ci muoviamo e costruiamo relazioni. Le immagini che ne sono nate raccontano non soltanto chi siamo, ma anche il modo in cui lavoriamo.






