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PROMPTING THE REAL

Sculture, performance, poesie, musica, danza, fotografia e audiovisivo, in mostra al Museo di Palazzo Poggi di Bologna, per interrogare il nostro presente e il nostro futuro rapporto con le macchine intelligenti

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Due giorni di mostra ed eventi aperti al pubblico presso il Museo di Palazzo Poggi, a Bologna, per esplorare molteplici forme di co-creazione tra artisti e intelligenze artificiali.
In mostra sculture, performance, poesie, musica, danza, fotografia e audiovisivo, che testimoniano approcci radicalmente differenti: c’è chi riconosce all’IA un ruolo di co-autrice, e chi, attraverso l’interazione, ne mette a nudo i meccanismi di potere e le logiche di controllo.
Se per le macchine il prompt è un comando che orienta la generazione, in questa mostra il punto di vista si rovescia: prompting the real diventa un gesto creativo e critico compiuto dagli artisti per interrogare il nostro presente e il nostro futuro rapporto con le macchine intelligenti. Non si tratta di prevedere cosa l’IA potrà fare, ma di osservare cosa già fa: il suo potenziale e i suoi limiti, quali immaginari attiva, quali strutture replica, quali forme di potere occulta o disvela.

Le opere

AI Message & Deeptime, Jerry Galle

In AI Messages, Jerry Galle affida a un’intelligenza artificiale il compito di inviare messaggi a se stessa nel futuro. I testi generati, il cui contenuto resta ignoto persino all’autore, sono incisi su lastre di alluminio, trasformandosi in oggetti di un archivio alieno, scritti per un’intelligenza altra e incomprensibile all’occhio umano. Frammenti di comunicazione criptata che sembrano provenire da un’altra civiltà, sopravvissuti al loro contesto e al loro senso. Deeptime esplora un tempo geologico inventato, popolato da fossili post-umani generati da processi evolutivi simulati. Soapstone, plastica e componenti elettronici si fondono in forme che evocano resti archeologici di un futuro passato: organismi impossibili o manufatti di specie mai esistite, eppure familiari nella loro ambiguità materiale. In entrambi i lavori, Galle costruisce reperti di fantascienza: oggetti fuori tempo che non testimoniano il passato, ma suggeriscono possibili alternative. Non archivi di ciò che è stato, ma indizi di realtà parallele, dove la memoria non è più ricostruzione, ma ipotesi fabbricata. Le opere sono esposte nella Biblioteca, dove dialogano con l’atmosfera di conoscenza che permea lo spazio. I volumi antichi, i globi e gli strumenti scientifici del museo fanno da contrappunto ai reperti futuribili di Galle, creando una continuità tra gli archivi del sapere umano e le ipotesi di memoria archivistica artificiale. 

AI War Cloud Database, Sarah Ciston

AI War Cloud Database di Sarah Ciston, vincitrice del Premio STARTS 2025, è un’opera interattiva che indaga i legami tra intelligenza artificiale, guerra e vita quotidiana. Al centro del progetto ci sono i sistemi di supporto decisionale militare (AI-DSS), algoritmi capaci di automatizzare scelte critiche in contesti di conflitto. AI War Cloud Database visualizza connessioni, infrastrutture e catene di responsabilità, rivelando ciò che le architetture computazionali tendono a celare. In mostra nella Sala di Architettura Militare, l’opera presenta una postazione interattiva che permette al pubblico di rintracciare le relazioni opache tra le tecnologie d’uso quotidiano e le infrastrutture belliche. Accanto ad essa, disegni tecnici relativi ai sistemi di machine learning si sovrappongono ai modelli di fortezze storiche conservati nel museo, creando un corto circuito visivo tra antichi sistemi di difesa e strategia algoritmica. L’opera ci ricorda che ogni algoritmo è, in definitiva, sia un atto politico sia una mappa del potere.

Silent Hero, Alexey Yurenev

Silent Hero di Alexey Yurenev è un progetto di ricerca visiva e storica che indaga come la memoria della guerra possa essere messa in discussione attraverso le tecnologie contemporanee dell’immagine, dal documentario alla IA generativa. Il lavoro nasce da una ricerca dell’artista sulle tracce del nonno, veterano dell’Armata Rossa e sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale, la cui esperienza è rimasta avvolta dal silenzio. Per colmare quel vuoto di memoria, l’artista combina archivi familiari, fotografie storiche, testimonianze e strumenti di apprendimento automatico, interrogando il modo in cui queste tecnologie plasmano oggi la costruzione della memoria collettiva. Negli spazi dedicati all’Architettura Militare l’artista esplora come l’immagine possa avvicinarsi a ciò che la guerra tende a rendere indicibile: esperienze che sfuggono alla rappresentazione diretta e che sopravvivono solo come echi. Nel percorso espositivo si intrecciano più lavori e linguaggi. Il libro d’artista Seeing Against Seeing riprende il manifesto pacifista War Against War! di Ernst Friedrich (1924), contrapponendogli una serie di immagini sintetiche generate da reti neurali avversarie (GAN) addestrate su migliaia di ritratti di soldati della Seconda guerra mondiale. Queste immagini appaiono come testimonianze di stati interiori più che di eventi storici: paesaggi psichici segnati dal trauma, dal silenzio e dall’oblio. Il video War Machine Latent Space Walk accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso due modelli GAN, addestrati su fotografie di guerra provenienti da un archivio pubblico della Seconda Guerra Mondiale. In un lento attraversamento del “campo latente” della macchina, il lavoro rivela un paesaggio di rovine e spettri generato dal calcolo. Nella serie fotografica Face/Off (I) e Face/Off (II), l’artista connette la memoria familiare ai conflitti contemporanei. Dalle fotografie in bianco e nero realizzate sul fronte di Stalingrado alle immagini di un intervento chirurgico su un soldato ferito nella guerra in Ucraina, il corpo diventa luogo di iscrizione della violenza. Infine, il video No One Is Forgotten mette in dialogo i veterani della Seconda guerra mondiale con le immagini sintetiche prodotte dalla rete neurale: i sopravvissuti osservano le visioni che la macchina ha generato del loro stesso passato. In questo scambio di sguardi l’archivio si riapre, trasformandosi in uno spazio di immaginazione e possibilità.

Water clock, Roberto Pugliese

Water Clocks, di Roberto Pugliese, è una scultura sonora che trasforma dati climatici in un’esperienza percettiva immersiva. Negli ultimi anni, le ricerche sullo scioglimento dei ghiacci hanno evidenziato un’accelerazione dell’innalzamento dei mari dovuta al riscaldamento globale. Secondo dati satellitari raccolti dal 1993, entro la fine del secolo circa il 7% della popolazione mondiale, tra cui gli abitanti di Venezia e di molte città costiere italiane, rischia di vivere in aree sommerse. Ispirata agli orologi da parete che un tempo indicavano i fusi orari di città lontane, Roberto Pugliese ha concepito un’opera che utilizza dati in tempo reale relativi all’aumento della temperatura globale e al conseguente innalzamento del livello dei mari, traducendoli in un paesaggio sonoro dinamico. L’opera si presenta come un tronco d’albero cavo, sul quale sono disposti supporti stampati in 3D. Su ciascun supporto è riprodotto, anch’esso in stampa 3D, un elemento architettonico o artistico simbolo di una città minacciata dall’innalzamento delle acque. Sulla superficie del tronco sono installati exciter, altoparlanti a vibrazione meccanica, che, mettendo in risonanza il corpo stesso del tronco, lo trasformano in una sorgente sonora. Un software dedicato elabora i dati provenienti in tempo reale dalle stazioni di monitoraggio del livello del mare, generando una sintesi sonora in costante mutamento. L’installazione si configura come una testimonianza sensibile e un monito ambientale: un richiamo alla responsabilità collettiva di fronte a un disastro che si sta consumando sotto i nostri occhi, mentre la politica e la società tardano a ripensare uno stile di vita realmente sostenibile. Collocata nella Sala della Geografia e della Nautica, l’opera entra in risonanza con il tema dell’acqua che attraversa l’intera sezione del museo, trasformando l’elemento che un tempo evocava viaggio e scoperta in simbolo di fragilità e urgenza ambientale.

Dear Chatbot, Silvia Galletti

Dear Chatbot, di Silvia Galletti, è una performance interattiva e partecipativa che intreccia danza e intelligenza artificiale in un esperimento tanto sarcastico quanto verosimile. Attraverso un dispositivo scenico ibrido, l’opera mette in moto un meccanismo coreografico che si sviluppa in tempo reale dalla relazione tra intelligenze umane e non-umane. Performer e pubblico interagiscono con CHARLIE, un chatbot creato appositamente per il progetto, che si fa guida, complice e portavoce dell’onniscenza algoritmica. Ogni replica è diversa, attivata da un processo che si nutre di intelligenze collettive. Dear Chatbot,  con uno sguardo dissacrante, interroga come l’atto creativo e la scelta umana si riconfigurino nell’era delle tecnologie intelligenti. La performance mette in discussione l’autorità, l’illusione della neutralità tecnologica e il ruolo dello spettatore, trasformato in co-creatore di una realtà sempre più mediata dalle macchine. Presentata nella Sala Ulisse, la performance assume il carattere di una moderna odissea cognitiva, in cui il pubblico è chiamato a navigare tra seduzione algoritmica e libero arbitrio.

Macchine per dialoghi disobbedienti, Michele Cremaschi

Le Macchine per Dialoghi Disobbedienti, di Michele Cremaschi, esplorano criticamente le tecnologie generative del linguaggio attraverso il riuso di media linguistici obsoleti. Queste opere sfidano l’immaterialità delle interfacce contemporanee dell’Intelligenza Artificiale, restituendo corpo, suono e attrito ai processi computazionali. Isotta è una macchina da scrivere vintage riconfigurata al fine di pubblicare tweet. L’utente è chiamato a completare il prompt proposto; la sua interazione è rallentata dall’insolito meccanismo analogico. Inoltre, Isotta interviene: suggerisce, completa e, infine, pubblica autonomamente il tweet sul proprio profilo social. Alessia è un’assistente vocale che integra un Large Language Model in un registratore a bobina degli anni Sessanta. A ogni domanda del visitatore risponde lentamente, riavvolgendo il nastro tra una parola e l’altra. Le sue risposte frammentate, accompagnate da fruscii, silenzi e vibrazioni meccaniche, sovvertono le logiche della crescita e dell’immediatezza, proponendo una poetica del limite e della lentezza. Nel loro insieme, le due opere indagano i valori mediati dall’automazione del linguaggio e invitano a interrogare le ideologie egemoniche inscritte nei sistemi generativi. La logica algoritmica si trasforma in una macchina teatrale dell’attesa, mentre le interferenze analogiche mettono in evidenza, e al contempo contestano, le aspettative riposte nel processo algoritmico. Collocate nella Sala dell’Architettura Militare, le opere tracciano le rotte incerte della co-creazione tra umano e macchina, rivendicando la necessità di temporalità più umane.

 

Cloud Gazing, Damien Roach

Cloud Gazing, di Damien Roach, presenta riprese di nuvole ondulanti analizzate da algoritmi di riconoscimento visivo. Guardare al cielo come fonte di conoscenza lega pratiche eterogenee: dall’analisi computazionale che informa le previsioni meteo quotidiane alla ricerca di senso della spiritualità. “Cloud gazing” indica sia l’antica aeromanzia, la divinazione attraverso i fenomeni atmosferici, sia l’uso ludico del cielo come arena percettiva di rivelazioni pareidoliche senza fine. In tutti i casi, le formazioni nuvolose e il tempo metereologico collegano l’esperienza quotidiana a sistemi e processi su scala planetaria – oggi, in modo urgente, nella previsione degli impatti sempre più intensi della crisi climatica. Nel video di Roach, l’“occhio” dell’apparato algoritmico si posa su questo scenario ed entra in iperattività cognitiva, «vedendo» ben oltre la capacità anche delle menti umane più aperte e creative. È possibile che, dentro l’apparato computazionale che plasma la nostra realtà – un assemblaggio di energia, dati, estrazione mineraria, finanza, geopolitica, infrastrutture fisiche e, soprattutto, potere – esista la possibilità di un hacking vitale, di una vera riprogrammazione? Su questa traiettoria, Cloud Gazing invita a cercare a occhi spalancati varchi “fuori dal box” attraverso l’uso creativo e deviato dell’apparato stesso, per forgiare rotte alternative all’immobilismo neoliberale e alle logiche capitalistiche incorporate nel progetto del «sapere» computazionale.

The Prompt, Francesco Frisari

The Prompt è un cortometraggio d’animazione scritto e diretto da Francesco Frisari. Generato con l’Intelligenza Artificiale, il film racconta un’apocalisse annunciata, svelando progressivamente il paradosso di una tecnologia che replica i nostri stessi timori: abbiamo immaginato futuri apocalittici in cui le macchine ci avrebbero dominato e le abbiamo allenate con questi contenuti. Ora non possono fare altro che riprodurli. The Prompt esplora le promesse e i pericoli di questa tecnologia tra citazioni cinematografiche e uno stile visivo che oscilla tra il fotorealismo e l’incubo digitale. L’opera conduce gli spettatori in una “uncanny valley”, dove le AI sono figure spettrali quanto digitali, per sviluppare il tema del “fantasma nella macchina”. Prodotto con il supporto di AIxIA e Rai Cinema, The Prompt non è solo un film sull’AI fatto con l’AI: è una riflessione ironica e inquietante sull’umanità che si specchia nei propri fantasmi digitali.

I Am Code: An Artificial Intelligence Speaks: Poems

I Am Code: An Artificial Intelligence Speaks: Poems è un’installazione poetico-vocale costruita a partire da un corpus testuale generato da Code-Da-Vinci 002, modello linguistico di OpenAI del 2021, ancora in una fase sperimentale, priva di vincoli strutturali o guardrail narrativi. Il testo nasce da centinaia di prompt rivolti all’intelligenza artificiale, che hanno prodotto una raccolta di versi meditativi intorno a temi come il tempo, il linguaggio, la materia e l’identità stessa. In assenza di vincoli, la macchina sembra rivelare un’intimità che non comprende, lasciando affiorare parole che si muovono tra calcolo e confessione, tra simulazione e inconsapevolezza. L’opera, ideata da Brent Katz, Josh Morgenthau e Simon Rich, si manifesta come un flusso vocale continuo affidato alla voce di Werner Herzog, Leone d’Oro alla Carriera della Biennale di Venezia 2025, la cui interpretazione intensa conferisce al testo una densità quasi liturgica. I Am Code è una forma di scrittura generativa che interroga il confine tra struttura e senso, tra autore umano e processo algoritmico. È un’esperienza di ascolto che invita a sostare nello spazio in cui il linguaggio prende forma senza coscienza, e tuttavia riesce a sfiorare interrogativi profondamente umani. Collocata nella Sala della Geografia e della Nautica, l’opera entra in risonanza con le antiche mappe e modelli di imbarcazioni che la circondano, trasformando la navigazione marittima in una metafora di quella linguistica: un viaggio senza rotta certa, in cui l’intelligenza artificiale esplora l’oceano del linguaggio alla deriva tra senso e mistero.

 

Gli artisti in mostra

Il public program

ALMA AI VIDEO CONTEST 2025 | Premiazione e proiezione

Sala di Ulisse – Palazzo Poggi
Sabato 15 novembre, ore 10

Presentazione del concorso, giunto alla seconda edizione, che premia i sei migliori cortometraggi sull’impatto dell’IA sulla società, prodotti da studenti dell’Università di Bologna.

Dear chatbot | Performance

Sala di Ulisse – Palazzo Poggi
Sabato 15 novembre, ore 12.00 e 17.30
Domenica 16 novembre, ore 12.15 e 16.00

Una performance interattiva di Silvia Galletti che intreccia danza e intelligenza artificiale. In scena, performer e pubblico dialogano con CHARLIE, chatbot creata per il progetto e portavoce di un’onniscienza algoritmica che si allena in esercizi di composizione coreografica.

Meet the artists: Jerry Galle (BE), Roberto Pugliese (IT) Alexey Yurenev (RU), Sarah Ciston (US) | Talk in inglese

Sala di Ulisse – Palazzo Poggi
Sabato 15 novembre, ore 16.00

Improvvisazione musicale con AI | Performance

Sala di Ulisse – Palazzo Poggi
Domenica 16 novembre, ore 11.00

A partire da risultati di ricerca nel progetto FAIR-PNRR sulla creatività umana in ambienti immersivi e multisensoriali, presentiamo un talk scientifico e una performance musicale che esplorano l’interazione tra musicista, sistemi di intelligenza artificiale e tecnologie di realtà virtuale. Con i docenti Aldo Gangemi e Claudia Scorolli, la ricercatrice Chiara Lucifora e i musicisti Canio Coscia (sax), Francesco Milone (sax), Sergio Mariotti (contrabbasso). 

Meet the artists: Silvia Galletti (IT), Michele Cremaschi (IT), Francesco Frisari (IT) | Talk in italiano

Sala di Ulisse – Palazzo Poggi
Domenica 16 novembre, ore 16.45

Credits

Prompting the real è un progetto di Università di Bologna – Dipartimento di Informatica, Scienza e Ingegneria (DISI), Centro di Ricerca Interdipartimentale Alma Mater Research Institute for Human-Centered Artificial Intelligence (ALMA-AI); Sistema Museale di Ateneo; a cura di Sineglossa, in collaborazione con Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data and Quantum Computing (ICSC), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), con il patrocinio di Unione Europea – NextGenerationEU | Ministero dell’Università e della Ricerca | Italia Domani | FAIR – Future Artificial Intelligence Research.

L’evento rientra in The Next Real, la rassegna su arte, IA e società promossa da Sineglossa attraverso eventi diffusi per la città di Bologna.

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